Flipped Classroom per l’Inclusione

Didattica in presenza, a distanza o integrata… le parole d’ordine sono innovazione e inclusione! Di seguito una breve intervista a Claudia Incerti, insegnante della scuola primaria dell’I.C. Bogliasco-Pieve Ligure-Sori, socia Epict esperta di Flipped Classroom e formatrice Epict del corso Flipped Classroom per l’inclusione.

Qual è l’elemento davvero utile per la didattica della metodologia innovativa della Flipped Classroom? Diversi elementi della metodologia Flipped sono didatticamente validi. In particolare, io ho scoperto, praticandola, il valore dell’inclusività delle proposte didattiche flipped: da una parte la possibilità per gli studenti di personalizzare il proprio approccio ai contenuti di studio già dalla fase dell’anticipazione cognitiva, a casa, in asincrono, potendo gestire i tempi e i modi della fruizione dell’oggetto di studio secondo le proprie modalità di apprendimento e spesso potendo scegliere anche tra risorse di tipo diverso, costruite apposta per rispettare i diversi stili cognitivi. Dall’altra parte, il lavoro con i pari, in classe, permette a ciascuno (perché io sono convinta che ciascun alunno abbia bisogni educativi speciali) di confrontarsi, di mettere a disposizione del gruppo i propri punti di forza, esercitandoli sempre più e diventando competente, e di essere sostenuto dai pari nelle proprie criticità, in modo che ognuno si possa sentire parte del gruppo, qualunque contributo porti.

Quando fare Flipped classroom, cioè con quale frequenza? Con l’esperienza si può arrivare ad utilizzare la metodologia con sistematicità, soprattutto negli ambiti disciplinari delle cosiddette “materie di studio”. Nella mia pratica didattica, posso dire che, dalla classe terza primaria in poi, ho pressoché abbandonato la classica lezione frontale con studio a casa e interrogazione (poco motivante anche per me, alla fine), poiché le risorse di studio anticipate a casa permettono di ottimizzare il tempo in classe, che utilizzo per proporre ai miei alunni percorsi di apprendimento attivo e collaborativo molto più “ingaggianti”. Non tutte le proposte sono articolate e complesse, a volte alle risorse fruite a casa segue semplicemente un esercizio in coppia o una verifica della comprensione… ma sì, potenzialmente uso sempre un “pezzetto” di flipped. La modalità del lavoro di gruppo è prassi quotidiana, per me, anche nelle prime classi della primaria.

Quali pre-requisiti sono necessari negli studenti e quindi quanto ci vuole per arrivare a realizzare pienamente e con fluidità la flipped? Non ci sono particolari pre-requisiti richiesti agli studenti, poiché è un cammino che si impara insieme, con un nuovo ciclo scolastico si ricomincia da capo ad esercitare alcune abilità funzionali alla piena fruizione delle risorse della classe capovolta. Esattamente come si allenano le altre autonomie. Condizione necessaria, però, è la possibilità che tutte le famiglie abbiano la dotazione di almeno un dispositivo anche a casa; perciò la prima cosa da fare è presentare la metodologia alla prima assemblea, raccogliendo pareri e consensi. Al giorno d’oggi, effettivamente, almeno un dispositivo in casa ce l’hanno tutte le famiglie, per cui il nostro lavoro è soprattutto saper porgere i vantaggi della metodologia perché le famiglie siano collaborative. Nel tempo, la trasparenza del lavoro scolastico che ne consegue e la possibilità per le famiglie di partecipare al percorso di apprendimento dei propri figli ne fa apprezzare i vantaggi e diventa un valore aggiunto. È importante da subito costruire un regolamento della classe virtuale, insieme agli alunni ma condiviso anche con i genitori, che a volte fanno molta più fatica ad imparare le regole dei propri bambini! Le famiglie supportano, ma vanno educate a rispettare lo spazio virtuale dei propri figli e, pur restando presenti, a guidarli insieme a noi verso l’autonomia anche digitale.

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