EducAzione Digitale: la Netiquette – la Digital Literacy

Parola d’ordine: Netiquette

Nelle scuole, durante e dopo il biennio delle lezioni in DAD a causa della pandemia, sempre più il mondo del digitale ha preso spazio, ha rivoluzionato le metodologie didattiche, ha scardinato la rigidità delle configurazioni delle aule tradizionali e degli altri spazi di apprendimento (vedi i laboratori), è diventato un prezioso alleato per i docenti durante le fasi di valutazione formative e sommative, ma ha anche sollevato molti interrogativi sugli usi, sulle sue potenzialità e sulle eventuali possibili conseguenze. 

Vista la profusione e l’ingerenza con cui tutto si è imposto, visto e ritenuto che il ruolo dell’insegnante sia anche quello di prevenire oltre che di educare, si è reso indispensabile dare seguito a campagne di educazione-sensibilizzazione all’uso consapevole dello strumento, dei device, delle cose permesse o da evitare, delle immense opportunità a cui si ha accesso, ma anche alle pratiche che ne consentano un uso critico e maturo, un uso che vada a proteggere dati e identità digitali e che preservi le integrità psico-fisico-affettive dei ragazzi. 

Una considerazione personale, a cui sono giunto riflettendo su questo veloce e repentino cambiamento, è che – in realtà – in generale non si ha una consapevolezza profonda di ciò che si va usando ogni giorno nel nostro quotidiano: dall’ultimo rapporto OCSE, solo il 21% degli italiani possiede competenze informatiche sufficienti sull’uso di cui sopra. La cosa che stupisce, però, è che anche coloro che dovrebbero custodire queste pratiche, in realtà, a loro volta “navigano a vista” ignorando completamente tutta una serie di accorgimenti che, invece, dovrebbero essere a loro ben noti. Cercando di stratificare il problema, partendo quindi dalle ragioni di base, si può ipotizzare che tutto abbia genesi dalla mancanza al rispetto di alcune “regole di base” semplici, necessarie per garantire esperienze positive con il cyberspazio. 

Diventa, perciò, lapalissiano che devono esistere regole di bon ton come pilastri per una buona e corretta comunicazione, educata e rispettosa con gli altri internauti (noti o meno); insomma, l’educazione a tutto tondo come fondamenta contro fenomeni negativi come quelli (per esempio) del cyberbullismo. La parola d’ordine, quindi, diventa netiquette, ovvero l’etichetta da adottare in rete.

Come si accennava poc’anzi, l’avvento della DAD ha richiesto a docenti e studenti di svolgere attività on line: soprattutto in classi che hanno adottato la metodologia delle flipped classroom come loro stile di lavoro, la ricerca di materiale, risorse e contenuti diventa il nodo madre per qualsiasi attività a cui ci si appresti. Come docenti, educatori e facilitatori all’apprendimento verso i nostri studenti abbiamo il compito di consapevolizzarli sempre più verso questa pratica ritenuta semplice e, quindi, ampiamente sottovalutata: i ragazzi devono essere assolutamente accompagnati in questo processo, puntando verso un’autonomia piena, consapevole ed efficace.

Alcune soluzioni

Quali strumenti? 

Il Ministero dell’Istruzione (MIUR) ha redatto un vademecum di alcune regole d’oro che dovrebbero essere la buona pratica per ogni utente che si approccia alla rete: il documento a cui si fa riferimento è il seguente > https://archivio.pubblica.istruzione.it/posta_docenti/allegati/netiquett…

Anche per imparare l’etichetta di rete, è necessario compiere passi iniziali di approccio: come descritto nella sezione del contesto, indubbiamente il primo da intraprendere è quello di apprendere come si faccia ricerca tra le infinite risorse a disposizione, valutarne poi la bontà e, infine passati i precedenti step, procedere all’archiviazione.

Modi per ricercare in “sicurezza” ne esistono, dai più semplici ai più complicati; esulando da una trattazione troppo tecnica, mi concentrerò indicandone due in particolare:

Google SafeSearch: è un’impostazione presente all’interno del browser (Google Chrome) che serve all’utente di filtrare nella serp (https://it.wikipedia.org/wiki/Search_engine_results_page) di Google, risultati espliciti come contenuti non adatti a minori (contenuti pornografici, …);

Google Scholar: è un motore di ricerca pensato esclusivamente per la scuola, consentendo di accedere liberamente e gratuitamente a “…testi della letteratura accademica come articoli sottoposti a revisione paritaria, tesi di laurea e dottorato, libri, prestampe, sommari, recensioni e rapporti tecnici di tutti i settori della ricerca scientifica e tecnologica. Consente di reperire articoli da una vasta gamma di case editrici che si rivolgono al mondo dello studio e della ricerca da associazioni scientifiche e professionali, depositi di prestampe e università, oltre che nella galassia di articoli scientifici e culturali distribuiti sul Web.”(Wikipedia, 2021)

Il modulo EPICT di riferimento

Digital Literacy: strumenti e strategie per trovare e gestire le risorse digitali

Stefano Bernardi 

Docente di Informatica – Valenza (AL)

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