Vuoi far nascere nei tuoi studenti il piacere di costruire una figura geometrica?

Siamo in classe e stiamo proponendo lo svolgimento di un esercizio di geometria preso dal libro di testo. La consegna, pur letta attentamente, non è sufficiente a visualizzare la figura; solitamente si fa un disegno sul quaderno e questo impiega un po’ di tempo. D’altra parte sappiamo che non è mai tempo perso perché la costruzione della figura corretta è fondamentale per comprendere l’esercizio.

Perché uno studente si appassiona alla costruzione di una figura geometrica con Geogebra

Perché non costruire la figura con Geogebra? (https://www.geogebra.org)  I comandi simulano con precisione l’uso della riga, della squadra, del compasso e molto altro. Non solo la figura sarà più “bella”, ma soprattutto obbliga chi la costruisce a ragionare sulle proprietà invarianti della figura, su ciò che la caratterizza. 

Preparare la cassetta degli attrezzi

Su qualsiasi dispositivo mobile o sul computer collegato al proiettore o, ancor meglio, alla Lim, Geogebra diventa uno strumento quotidiano nella cassetta degli attrezzi del docente e dei ragazzi. Per lavorare sul piano geometrico sui dispositivi mobili si installa Geogebra Classic, mentre sul computer si installa Geogebra Classic 6 e si accede al menù Geometria. Sono ora pronti tutti gli “attrezzi” per costruire passo passo la figura rileggendo attentamente l’esercizio.

Costruire una figura geometrica signifca dimostrare una tesi

Dopo che le ipotesi saranno tradotte correttamente nella costruzione, si potrà verificare la tesi: i punti “liberi”, che sono di colore azzurro, si trascinano in posizioni diverse e, a mano a mano, si può controllare che la tesi risulta sempre vera. Se la tesi richiede un controllo numerico, per esempio verificare che due segmenti rimangono uguali, o che un angolo vale una certa misura, basterà attivare il sottomenù delle misure.

E’ importante, dal punto di vista scientifico, non confondere una “verifica” con la “dimostrazione”: con Geogebra si può verificare, ma la dimostrazione, se richiesta (nelle scuole superiori), va fatta formalmente e, come nella tradizione, termina con “c.v.d.”

Il tutorial ufficiale è al link https://www.geogebra.org/m/pNd6qEgg 

Modulo EPICT di riferimento:14 – “Progettare e gestire lezioni interattive”

Giuliana Lo Giudice 

Docente di Matematica e Fisica

EducAzione Digitale: la Netiquette – la Digital Literacy

Parola d’ordine: Netiquette

Nelle scuole, durante e dopo il biennio delle lezioni in DAD a causa della pandemia, sempre più il mondo del digitale ha preso spazio, ha rivoluzionato le metodologie didattiche, ha scardinato la rigidità delle configurazioni delle aule tradizionali e degli altri spazi di apprendimento (vedi i laboratori), è diventato un prezioso alleato per i docenti durante le fasi di valutazione formative e sommative, ma ha anche sollevato molti interrogativi sugli usi, sulle sue potenzialità e sulle eventuali possibili conseguenze. 

Vista la profusione e l’ingerenza con cui tutto si è imposto, visto e ritenuto che il ruolo dell’insegnante sia anche quello di prevenire oltre che di educare, si è reso indispensabile dare seguito a campagne di educazione-sensibilizzazione all’uso consapevole dello strumento, dei device, delle cose permesse o da evitare, delle immense opportunità a cui si ha accesso, ma anche alle pratiche che ne consentano un uso critico e maturo, un uso che vada a proteggere dati e identità digitali e che preservi le integrità psico-fisico-affettive dei ragazzi. 

Una considerazione personale, a cui sono giunto riflettendo su questo veloce e repentino cambiamento, è che – in realtà – in generale non si ha una consapevolezza profonda di ciò che si va usando ogni giorno nel nostro quotidiano: dall’ultimo rapporto OCSE, solo il 21% degli italiani possiede competenze informatiche sufficienti sull’uso di cui sopra. La cosa che stupisce, però, è che anche coloro che dovrebbero custodire queste pratiche, in realtà, a loro volta “navigano a vista” ignorando completamente tutta una serie di accorgimenti che, invece, dovrebbero essere a loro ben noti. Cercando di stratificare il problema, partendo quindi dalle ragioni di base, si può ipotizzare che tutto abbia genesi dalla mancanza al rispetto di alcune “regole di base” semplici, necessarie per garantire esperienze positive con il cyberspazio. 

Diventa, perciò, lapalissiano che devono esistere regole di bon ton come pilastri per una buona e corretta comunicazione, educata e rispettosa con gli altri internauti (noti o meno); insomma, l’educazione a tutto tondo come fondamenta contro fenomeni negativi come quelli (per esempio) del cyberbullismo. La parola d’ordine, quindi, diventa netiquette, ovvero l’etichetta da adottare in rete.

Come si accennava poc’anzi, l’avvento della DAD ha richiesto a docenti e studenti di svolgere attività on line: soprattutto in classi che hanno adottato la metodologia delle flipped classroom come loro stile di lavoro, la ricerca di materiale, risorse e contenuti diventa il nodo madre per qualsiasi attività a cui ci si appresti. Come docenti, educatori e facilitatori all’apprendimento verso i nostri studenti abbiamo il compito di consapevolizzarli sempre più verso questa pratica ritenuta semplice e, quindi, ampiamente sottovalutata: i ragazzi devono essere assolutamente accompagnati in questo processo, puntando verso un’autonomia piena, consapevole ed efficace.

Alcune soluzioni

Quali strumenti? 

Il Ministero dell’Istruzione (MIUR) ha redatto un vademecum di alcune regole d’oro che dovrebbero essere la buona pratica per ogni utente che si approccia alla rete: il documento a cui si fa riferimento è il seguente > https://archivio.pubblica.istruzione.it/posta_docenti/allegati/netiquett…

Anche per imparare l’etichetta di rete, è necessario compiere passi iniziali di approccio: come descritto nella sezione del contesto, indubbiamente il primo da intraprendere è quello di apprendere come si faccia ricerca tra le infinite risorse a disposizione, valutarne poi la bontà e, infine passati i precedenti step, procedere all’archiviazione.

Modi per ricercare in “sicurezza” ne esistono, dai più semplici ai più complicati; esulando da una trattazione troppo tecnica, mi concentrerò indicandone due in particolare:

Google SafeSearch: è un’impostazione presente all’interno del browser (Google Chrome) che serve all’utente di filtrare nella serp (https://it.wikipedia.org/wiki/Search_engine_results_page) di Google, risultati espliciti come contenuti non adatti a minori (contenuti pornografici, …);

Google Scholar: è un motore di ricerca pensato esclusivamente per la scuola, consentendo di accedere liberamente e gratuitamente a “…testi della letteratura accademica come articoli sottoposti a revisione paritaria, tesi di laurea e dottorato, libri, prestampe, sommari, recensioni e rapporti tecnici di tutti i settori della ricerca scientifica e tecnologica. Consente di reperire articoli da una vasta gamma di case editrici che si rivolgono al mondo dello studio e della ricerca da associazioni scientifiche e professionali, depositi di prestampe e università, oltre che nella galassia di articoli scientifici e culturali distribuiti sul Web.”(Wikipedia, 2021)

Il modulo EPICT di riferimento

Digital Literacy: strumenti e strategie per trovare e gestire le risorse digitali

Stefano Bernardi 

Docente di Informatica – Valenza (AL)

Come insegnare gli elementi base per essere “studenti nel web”?

I nostri alunni di scuola secondaria superiore hanno abilità digitali di base? Sono pronti ad acquisire competenze digitali adeguate e necessarie per la vita scolastica e la quotidianità?

Spesso i nostri alunni sono abili nell’utilizzare in modo ludico il computer o lo smartphone, ma non hanno adeguate conoscenze di base del mondo di internet, delle modalità di connessione dei dispositivi, non sanno avviare ricerche on line, scrivere correttamente mail formali, ecc

A breve daremo inizio alla fase di orientamento in entrate: noi delle scuole superiore cominceremo ad accogliere alunni della scuola secondaria di primo grado, per presentare il nostro mondo, le nostre attività.

Perché non prepararli ad affrontare anche una adeguata didattica digitale?

Per cominciare  a formare i nostri studenti/cittadini digitali proponiamo loro di  seguire in autoformazione il percorso Get connected di CISCO https://www.netacad.com/courses/os-it/get-connected con cui potranno imparare a:

  • Creare account social;
  • Comprendere le reti di computer e come navigare e cercare in Internet.
  • Acquisire familiarità con Microsoft Windows e come lavorare con file e cartelle.
  • Identificare problemi comuni e implementare soluzioni.

Il tutto lavorando in una piattaforma MOODLE strutturata in modo semplice ed intuitivo, nonché in grado di coinvolgere ed attirare l’attenzione dei nostri giovani studenti tanto desiderosi di affacciarsi al mondo degli adulti.

Oltre a proporre l’attività nella fase di orientamento in entrata, è molto utile da proporre nel corso del primo anno di studi a tutti gli alunni, in modo da guidarli nella acquisizione di competenze digitali nel corso dei cinque anni di scuola secondaria superiore.

Modulo EPICT di riferimento: Modulo A – Imparare con Internet [Ricerca in rete]

Piera Schiavone

Docente di Lettere

Come immergere gli studenti nella conoscenza?

L’utilizzo della realtà virtuale e aumentata nella didattica è un’innovazione abbastanza recente, tuttavia, si sta diffondendo in modo rapido e multiforme. A differenza di altri strumenti il cui utilizzo privilegia alcune discipline, l’impiego della VR/AR è trasversale a tutti gli insegnamenti ed è in grado di coinvolgere gli studenti in modo attivo, sia come fruitori sia come creatori di risorse.

L’emergenza sanitaria che ci siamo trovati a fronteggiare ha travolto anche la scuola penalizzando in particolar modo gli aspetti laboratoriali di alcune materie. Anche dopo il rientro in classe, la necessità di garantire il distanziamento tra gli studenti e di mantenere alta la soglia di attenzione nell’utilizzo di strumenti di lavoro condivisi ha reso difficile la fruizione di ambienti e risorse di VR/AR ove non siano presenti visori per tutti gli studenti o dispositivi da poter igienizzare efficacemente in tempi brevi.

L’utilizzo di Mozilla Hubs1 permette di creare degli scenari fruibili in modo coinvolgente anche senza un visore. L’utilizzo di questa piattaforma è gratuito e abbastanza immediato, i meno esperti possono attingere alla galleria di ambienti già confezionati e personalizzarli aggiungendo le risorse necessarie per svolgere attività con gli studenti. Si possono inserire immagini, testi, video, file audio, collegamenti esterni dentro lo stesso ambiente che gli utenti possono esplorare individualmente o a gruppi. A ogni utente che accede viene richiesto di scegliere un avatar, o di caricarne uno creato con altri tool, che può dialogare con gli altri a voce, tramite chat o semplicemente con le emoticon. Si può condividere la telecamera e scattare foto. Il limite di questo strumento è il numero di utenti che possono entrare contemporaneamente in ogni stanza, viene suggerito un massimo di 25 persone ma, di fatto, la possibilità di accedere dipende anche da quanti materiali siano stati caricati nella stanza. Tuttavia, in caso di impossibilità ad accedere, gli utenti possono ascoltare dalla lobby quanto viene detto all’interno della stanza dopo che il creatore della stessa abbia attivato lo streaming.

I più esperti possono creare ambienti a proprio piacimento partendo zero o modificando dei template disponibili, dando a tutti la possibilità di esprimere le proprie competenze.

L’insegnante può creare un account con un indirizzo email e può invitare gli studenti attraverso un link o un codice che non richiede loro di autenticarsi o di rendersi riconoscibili tutelando, in tal modo, la privacy e rendendo l’attività adatta anche ai più piccoli.

Si possono creare lezioni di ogni tipo inserendo alcuni esempi-stimolo (ad esempio un video per introdurre il tema di lavoro) per cominciare e

Modulo EPICT di riferimento: Modulo 6 – Sperimentare: realtà virtuale e aumentata”

Lauretta Storani

Docente di Matematica e Fisica

Come navigare le pagine web… senza distrazioni.

Gli alunni sanno muoversi facilmente sulle pagine web?

In Rete è possibile ritrovare grandi quantità di informazioni che, se ben utilizzate, possono essere di aiuto per qualsiasi ricerca.

Il framework delle competenze digitali degli Users (Digcomp2.1) indica la “Data and Information Literacy”, cioè la capacità di usare i dati e le informazioni che si trovano in rete, come prima competenza di cui deve essere in possesso il cittadino digitale e ne declina le componenti in tre “macro-capitoli”:

  1. Navigare, ricercare e filtrare dati, informazioni e contenuti digitali
  2. Valutare dati, informazioni e contenuti digitali
  3. Gestire dati, informazioni e contenuti digitali

Ci concentriamo qui sulla prima: navigare fra le informazioni e i contenuti digitali.

Questa competenza èè forse la prima anche nel progressivo avvicinarsi al web si propone ai piccoli studenti della prime classi della primaria: imparare a muoversi fra le pagine del libro di testo digitale oppure fra le pagine digitali prodotte dal docente. I piccoli devono imparare a navigare fra i menu, le immagini, il testo, la grafica che caratterizza il foglio digitale, ipertestuale e ipermediale. L’alunno si trova spesso di fronte ad un testo che nel web si presenta affiancato da pubblicità e vari elementi di “distrazione” (loghi, sidebar laterali, elementi grafici, animazioni, contorni e ornamenti accessori).

Ma anche gli studenti più grandi si trovano a dover “faticare” per concentrarsi sul contenuto della pagine web: il carico cognitivo rappresentato dal dover distinguere fra “contenuto e contenitore” può creare le condizioni per diminuire attenzione e quindi demotivare o rendere meno efficace la lettura dei contenuti sulle pagine web.

Quali soluzioni?

Come leggere senza “distrazioni”? La soluzione: Mercury Reader

Il docente a partire dalle classi ultime della scuola primaria, insegna a riconoscere le “sirene” che tentano gli “Ulisse” in navigazione sul web: saper riconoscere i pop-up delle pubblicità, le parti cdel testo che sono pubblicità e sembrano testo, i bottoni ingannevoli che ci portano fuori dalla pagina che stiamo leggendo, è una competenza che i ragazzi devono avere , ma se vogliamo evitare le distrazioni, possiamo insegnare agli studenti a installare una delle diverse estensioni che mettono a disposizione i browser. 

Una delle estensioni più “basic” per il browser Chrome è AD Block capace di rimuovere gli annunci dai video di YouTube e gli annunci dalle pagine web…. non tutte perché alcune chiedono di disattivarlo se si vuole leggerne il contenuto.

Un’altra estensione che facilita la lettura delle pagine web senza distrazioni è estensione Mercury Reader per Chrome capace di rimuove annunci e distrazioni, lasciando solo testo e immagini per una visualizzazione di lettura pulita e coerente su ogni sito. Ecco  alcune delle sue caratteristiche utili a Scuola: permette i disabilita il rumore e il disordine della pagina web, da la possibilità di modificare il carattere e la dimensione dei caratteri del testo e impostare temi di sfondo chiari o scuri, per i più grandi, permette di inviare le pagine al proprio Kindle

Modulo EPICT di riferimento:1 – “Imparare con Internet [Ricerca in Rete]”

Piera Schiavone 

Docente di Lettere